17 luglio 2009

recensione

16 luglio 2009

Un romanzo che trasuda amore; questa la sensazione indelebile che resta dopo aver letto questa storia sospesa drammaticamente, e talvolta con dolce ironia, tra reale e irreale.

Non solo lo stretto legame affettivo che lega un fratello e una sorella, la loro complicità, l’essere vicini e distanti al contempo a seconda delle vicissitudini e dei momenti della vita, ma anche una storia familiare con tutto l’amore e i contrasti che caratterizzano una famiglia.

Ma è anche un romanzo di valori, di amicizia e di amore, persi e ritrovati nell’altalena degli eventi, su come tutto ciò varia con le fasi della vita.

Bellissimo e ben trattato l’aspetto psicologico e psichiatrico che permea l’intera storia, i personaggi sono ben caratterizzati e perfettamente riconoscibili l’uno dall’altro, ciascuno con una sua psicologia specifica, speranze e difetti, il tutto sottolineato senza acredine o increspature, ma sempre con grande equilibrio.

Importante e attuale lo spazio che il romanzo dedica alla malattia mentale, alla paura che suscita negli altri col conseguente rifiuto, alla sofferenza di chi la vive non soltanto perché le sue potenzialità vengono drasticamente tagliate dalla malattia stessa, ma anche perché si trova a viverla da solo, ed è questa solitudine, questo conflitto interiore e continuo, che permea l’anima di uno dei protagonisti.

Attraverso la scelta di un linguaggio semplice e diretto, il lettore entra nella storia, la vive come se fosse lui stesso uno dei protagonisti, anche perché, e questo è un altro pregio del romanzo, si tratta di una storia che tutti abbiamo vissuto, seppure con sfumature da caso a caso diverse; di conseguenza, il lettore gioisce e si arrabbia coi protagonisti, gli capita di fare il tifo per l’uno o per l’altro, prova quel che ha provato tempo addietro, quando anche lui “era lì”: una storia che rispecchia perfettamente la generazione degli anni 60 ma che non è aliena a quelle successive.

Un merito particolare: la voce narrante usata in prima persona nel corso di tutto il romanzo, cosa non facile e che, in questo caso, è utilizzata con una maestria davvero notevole.

Un romanzo da leggere per capire e ritrovare anche una parte di se stessi.

 


trishia

22 aprile 2009

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“Avevi ragione tu, Trishia, siamo insignificanti creature spaurite in balia di forze che non riusciamo a governare. Mi guardo attorno e ovunque mi giri scorgo vittime, ma dove sono i carnefici? Inutile cercarli, non li troverei, siamo tutti vittime. Tutti prigionieri di una vita che non abbiamo scelto di vivere, disperatamente in lotta contro i fantasmi delle nostre stesse paure. Quale punizione inflitta dagli uomini può essere peggiore di questa pena?“


Hello world!

22 aprile 2009

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